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martedì 3 Febbraio 2026
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La denatalità francese potrebbe aiutare l’economia del Paese

Mentre l’Italia osserva con rassegnazione il proprio “inverno demografico”, la Francia, da sempre considerata il bastione della natalità europea, sta vivendo il proprio choc. A fotografarlo, è l’ultimo rapporto demografico francese relativo al 2025, il quale ha scosso le fondamenta della politica transalpina: per la prima volta, l’Istituto nazionale di statistica francese (Insee) ha registrato un saldo naturale negativo. In altre parole, il numero dei decessi ha superato quello delle nascite, portando il tasso di fecondità a 1,56 figli per donna, il livello più basso dal 1918.

Questa cifra appare quasi invidiabile se si considera che in Italia è ferma a circa 1.18, ma in Francia ha altrettanto scatenato un appello a un “riarmo demografico” da parte dello stesso presidente Emmanuel Macron. Ma se quello che leggiamo come un declino fosse in realtà un’opportunità per ridisegnare il welfare, l’ambiente e il mercato del lavoro? Ecco l’analisi dell’esperto Guillaume Duval sulle prospettive futuro e il punto di vista dell’economista Pauline Grosjean, secondo la quale, la denatalità non è più solo una questione economica.

“Meno pressione su case, scuole e ambiente”

Secondo Duval, direttore editoriale della rivista economica francese Alternatives économiques, la riduzione delle nascite può offrire vantaggi tangibili immediati. In primo luogo, potrebbe decongestionare il mercato immobiliare, ridurre i prezzi delle case e migliorare la competitività delle imprese senza dover cementificare ulteriormente il paesaggio.

In ambito educativo, la diminuzione del numero di bambini permetterebbe di affrontare le disuguaglianze del sistema scolastico, innalzandone la qualità senza dover necessariamente aumentare la spesa pubblica in un momento di bilanci ristretti. Inoltre, su scala globale, Duval ricorda che la popolazione mondiale è triplicata dal 1957 a oggi, passando da 2,7 a 8,1 miliardi di persone: fermare questa crescita è una necessità ecologica per limitare le emissioni, il consumo di risorse e la perdita di biodiversità.

Lo “Schema Ponzi” della crescita infinita

L’intervista di Duval, pubblicata su Le Monde, contesta frontalmente l’idea che un Paese perda influenza o ricchezza a causa del calo demografico. Poiché la denatalità è un fenomeno globale che colpisce anche superpotenze come la Cina, la Corea del Sud e il Giappone, il peso relativo delle nazioni non ne risentirebbe drasticamente. Duval lo ha chiamato lo “Schema Ponzi”. Il riferimento è alla nota truffa messa in pratica da un immigrato italiano negli Stati Uniti e consisteva in un finto investimento che prometteva rendimenti alti e sicuri, ma non produceva profitti reali. I soldi versati dai nuovi partecipanti venivano usati per pagare i vecchi, creando l’illusione di un’attività redditizia. Lo schema richiedeva, però, un flusso continuo di nuovi investitori per non crollare. Quando le entrate rallentavano, il sistema si bloccava e la maggior parte delle persone perdeva il proprio denaro. È una delle frodi finanziarie più diffuse e pericolose. E secondo Duval, un sistema di welfare che si regge esclusivamente sulla crescita demografica infinita si basa proprio su questo modello.

L’esperto non mette in discussione che la longevità richieda un nuovo equilibrio nell’assistenza agli anziani, ma una forza lavoro più ridotta potrebbe finalmente risolvere il problema della disoccupazione cronica, costringendo il mercato a valorizzare meglio i lavoratori esistenti. Invece di sognare un ritorno impossibile a ritmi di crescita del passato, Duval suggerisce che sia meglio adattarsi a questa nuova realtà.

Non solo economia: la denatalità è anche una questione di genere

A completare il quadro è l’analisi dell’economista Pauline Grosjean, che indaga il perché di questo crollo. Grosjean, in un’altra intervista a Le Monde, cita il Premio Nobel Claudia Goldin per spiegare come la Francia sia stata a lungo un’eccezione. Mentre Paesi come l’Italia e la Spagna hanno vissuto una crescita economica post-bellica rapidissima che ha creato un violento scontro tra progresso economico e vecchie norme sociali, la Francia ha avuto una crescita più lenta, evitando per decenni una “guerra dei sessi” acuta.

Oggi, però, quel conflitto è arrivato. Si assiste a una “divergenza di genere” senza precedenti: le giovani donne sono sempre più progressive e cercano indipendenza dai vincoli patriarcali, mentre i giovani uomini tendono a posizioni conservatrici. In Corea del Sud, ad esempio, oltre un terzo delle donne nate tra il 1976 e il 1985 non ha figli. Questa asimmetria culturale porta molte donne a rifiutare la maternità e il matrimonio come forme di emancipazione da carichi domestici che gli uomini faticano a condividere.

Un divario politico e culturale

I dati politici confermano questa spaccatura. In Francia, il 49% degli uomini tra i 18 e i 19 anni dichiara di sostenere la destra del Rassemblement National, contro solo il 26% delle donne della stessa età, che prediligono movimenti progressisti come La France Insoumise. Questo clima di tensione sociale suggerisce che la denatalità non sia solo una questione di sussidi o asili nido, ma il risultato di un cambiamento sociale profondo e altamente polarizzato. La sfida per nazioni come la Francia (e l’Italia) non è dunque solo economica, ma culturale: ricucire il dialogo tra i generi in un mondo che sta cambiando radicalmente le proprie priorità.

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content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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