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Bambini esposti agli schermi già a 2 mesi: dagli Stati Generali l’allarme sulla nuova infanzia digitale

Non parlano ancora, non camminano, spesso non hanno nemmeno compiuto cinque mesi. Eppure una parte dei bambini italiani ha già incontrato uno schermo. Smartphone, tablet, televisori, dispositivi accesi dentro la routine familiare prima ancora che la relazione con il mondo passi pienamente da voce, sguardi, sonno, gioco e contatto.

Agli Stati Generali dell’infanzia e dell’adolescenza di Rimini, dedicati quest’anno al tema “Generare: nascere figli, crescere genitori”, la Regione Emilia-Romagna ha scelto di portare questo allarme dentro il cuore del dibattito sulla natalità. Non solo quanti figli nascono, dunque, ma come crescono. Non solo culle, bonus, servizi e conciliazione, ma anche tempo adulto, attenzione, ascolto e presenza.

Il dato citato da Regione e Comune, sulla base delle evidenze dell’Istituto superiore di sanità, fotografa un’esposizione molto precoce: il 14,6% dei bambini tra i 2 e i 5 mesi viene esposto a smartphone, tablet, televisori o altri schermi digitali, nonostante le raccomandazioni scientifiche suggeriscano di evitare l’esposizione sotto i 2 anni. In Emilia-Romagna la percentuale scende all’11% sotto i 5 mesi, ma sale al 39% tra gli 11 e i 15 mesi. Numeri che spostano il problema molto prima dell’adolescenza, dei social network e dello smartphone personale.

Le notifiche più importanti

La campagna regionale, che sarà diffusa in autunno, si intitola “Non ignorare le notifiche più importanti”. Il messaggio scelto è volutamente diretto: una bambina cerca attenzione nel gioco, ed è quella la chiamata da non perdere. “Spegni il dispositivo. L’uso eccessivo del digitale espone te e i tuoi figli a rischi reali”, recita l’ammonimento anticipato a Rimini.

La forza della campagna sta nello spostamento di prospettiva. Non punta soltanto il dito contro bambini e adolescenti “troppo connessi”, ma interroga prima di tutto gli adulti. Perché gli schermi si accendono nelle case, nei passeggini, durante i pasti, nei momenti di stanchezza e di gestione quotidiana. Diventano intrattenimento, pausa, calmante, soluzione immediata. E finiscono per occupare spazi che, nei primi anni di vita, sono decisivi per la crescita: lo sguardo, la parola, il gioco condiviso, il sonno, la relazione.

Il presidente Michele de Pascale e l’assessora Isabella Conti parlano di “emergenza educativa” e chiedono di non sottovalutare gli effetti di un’esposizione precoce, intensiva e non regolata alle tecnologie digitali. Il punto, precisano, non è demonizzare gli strumenti tecnologici, ma promuoverne un uso consapevole, equilibrato e adeguato all’età evolutiva. Una distinzione importante: il problema non è la tecnologia in sé, ma il momento in cui entra nella vita dei bambini, il tempo che occupa e ciò che sostituisce.

Crescere genitori nell’era degli schermi

Dentro gli Stati Generali, questo tema si lega direttamente al titolo dell’edizione 2026: “Generare: nascere figli, crescere genitori”. Perché il digitale precoce non racconta solo un cambiamento nelle abitudini dei bambini, ma anche una trasformazione della vita adulta. Genitori più soli, più stanchi, più esposti a pressioni lavorative e familiari, più abituati a vivere dentro flussi continui di notifiche, messaggi, urgenze e distrazioni.

La natalità, allora, non è soltanto il numero dei bambini che nascono. È anche la qualità dell’ambiente che li accoglie. Parlare di infanzia significa chiedersi se una comunità sia capace di sostenere gli adulti nel compito educativo, senza lasciare ogni famiglia sola davanti a scelte quotidiane sempre più complesse. Non a caso la campagna chiama in causa scuole, servizi, associazioni, educatori, amministrazioni locali e famiglie: quella che viene definita “comunità educante”.

Negli ultimi mesi la Regione ha già sperimentato iniziative in questa direzione. Le “Domeniche Detox”, sostenute insieme ai Centri per le Famiglie e ai servizi territoriali, hanno promosso 269 eventi liberi dagli schermi, coinvolgendo oltre 16mila partecipanti. A queste si aggiungono i Patti digitali di comunità, con incontri dedicati a genitori e comunità educante su smartphone, social network, videogiochi e intelligenza artificiale. I primi sette appuntamenti hanno coinvolto 648 famiglie.

Sono numeri locali, ma raccontano una questione più ampia. La crescita dei bambini avviene ormai in case, scuole e città attraversate dal digitale. Per questo l’educazione agli schermi non può essere scaricata solo sulle famiglie, né ridotta a un decalogo di divieti. Serve una cultura condivisa: quando introdurre i dispositivi, quanto usarli, come parlarne, quali alternative costruire, quali spazi restituire al gioco, al corpo, alla relazione.

Il tema, quindi, non riguarda soltanto adolescenti e social network. Comincia molto prima, quando uno schermo entra nella routine di un neonato, quando sostituisce una relazione, quando diventa il modo più semplice per riempire un vuoto di tempo o di attenzione.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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