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All’Elba una tartaruga marina muore ogni due settimane, reti e plastica fanno strage

Legambiente parla di inversione di tendenza preoccupante e chiede una struttura di recupero locale nell'arcipelago toscano

ISOLA D’ELBA – Quattro tartarughe marine uccise o gravemente ferite all’Elba in appena due mesi: è il bilancio allarmante documentato tra febbraio e aprile lungo le coste dell’arcipelago toscano, dove attrezzi da pesca abbandonati e rifiuti plastici continuano a mietere vittime tra la fauna marina protetta.

Il primo caso risale al 5 febbraio, quando una Caretta caretta è stata rinvenuta morta sulla spiaggia di Lacona, nel Comune di Capoliveri: l’animale aveva ingerito un sacchetto di plastica bianca che ne aveva causato il soffocamento.

Poco più di un mese dopo, l’8 marzo, un esemplare maschio è stato recuperato vivo nel Comune di Campo nell’Elba, completamente avvolto in una rete da pesca abbandonata e con diverse lenze conficcate nella bocca. L’animale è stato trasferito al centro di recupero di Grosseto gestito dall’associazione TartAmare, dove il veterinario è stato costretto ad amputare una pinna posteriore a causa delle gravi lacerazioni riportate nel tentativo di liberarsi dalla rete.

Il 16 marzo una nuova carcassa è emersa sulla spiaggia di Terranera, nel Comune di Porto Azzurro. L’ultimo episodio registrato risale al 6 aprile: ancora a Lacona, una tartaruga è stata rinvenuta morta con un amo ancora conficcato nella bocca.

Isa Tonso, responsabile del progetto Tartarughe marine di Legambiente e del Parco Nazionale Arcipelago Toscano, nonché referente per l’Elba del progetto internazionale LIFE TurtleNest, ha sottolineato come quasi tutti i ritrovamenti siano riconducibili all’interazione con attrezzi da pesca. Secondo Tonso, si tratta di una recrudescenza preoccupante, che rischia di vanificare il lavoro svolto dai volontari per proteggere le nidificazioni di tartarughe nel Mediterraneo nord-occidentale.

I volontari di Legambiente si sono ormai specializzati anche nel recupero di esemplari in difficoltà, secondo la responsabile del progetto sarebbe sempre più necessaria una struttura locale per accogliere temporaneamente gli animali feriti in attesa di trasferimento verso i centri di recupero sul continente.

Legambiente ricorda che una pesca sostenibile compatibile con la tutela delle specie marine è tecnicamente possibile, così come è evitabile l’abbandono di rifiuti in ambiente marino.

© Riproduzione riservata

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