ISOLA D’ELBA – I primi mesi del 2026 delineano un quadro di forte criticità per la fauna marina lungo le coste della Toscana. I monitoraggi condotti da ARPAT certificano un vero e proprio bollettino di emergenza: dall’inizio dell’anno sono ben 17 le tartarughe marine rinvenute in difficoltà o prive di vita sul litorale regionale, con cause di mortalità e ferimento quasi esclusivamente legate all’impatto delle attività umane.
Il salvataggio a Campo nell’Elba
L’ultimo episodio in ordine di tempo si è verificato l’8 marzo nelle acque comprese tra Cavoli e Seccheto, zona peraltro interessata da recenti segnalazioni riguardanti l’incremento del bracconaggio ittico. Tre subacquei sportivi a bordo di un gommone — Lorenzo Moroni, Daniele Bacciottini e Roberto Poggioli — hanno individuato una Caretta caretta in condizioni critiche. L’animale presentava una lesione grave a una pinna ed era rimasto ingarbugliato tra cime e strumentazioni da pesca, con il forte sospetto di aver ingerito un amo.
I soccorritori hanno immediatamente attivato l’iter istituzionale avvisando la Capitaneria di Porto e i tecnici ARPAT. La staffetta di salvataggio si è conclusa con l’intervento dei volontari “tartawatcher” di Legambiente Arcipelago Toscano, che hanno preso in custodia il rettile per trasferirlo al polo specializzato TartAmare di Grosseto. L’esito positivo di questo intervento fa da contraltare a un precedente ritrovamento avvenuto a inizio febbraio sulla spiaggia di Lacona, dove un esemplare era stato scoperto ormai senza vita e in avanzato stato di decomposizione, avvolto in un grande telone di plastica.
I dati ARPAT sull’impatto antropico
Le statistiche regionali confermano la matrice umana dietro questi incidenti. Delle 17 tartarughe recuperate nel 2026, sei sono rimaste vittime di catture accidentali legate alle reti da pesca (il fenomeno del bycatch). Altri quattro casi (equamente divisi tra decessi e ricoveri) sono imputabili all’intrappolamento in rifiuti alla deriva, come lenze, sacchi, frammenti di nylon e vecchie reti. Almeno un evento è stato inoltre ricondotto all’urto diretto con lo scafo o l’elica di un’imbarcazione. Oltre all’esemplare elbano inviato a Grosseto, le strutture autorizzate stanno attualmente curando altri tre rettili marini presso l’Acquario di Livorno.
Le prospettive e le soluzioni sul tavolo
Isa Tonso, esponente del progetto tartarughe per Legambiente e Parco Nazionale Arcipelago Toscano (nonché referente elbana del programma LIFE TurtleNest), analizza la situazione evidenziando un paradosso. Se da un lato l’aumento degli esemplari coinvolti è la spia di una popolazione di Caretta caretta in ripresa grazie ai programmi di tutela, dall’altro mette a nudo l’insostenibilità dell’attuale convivenza tra questi animali millenari e l’impatto antropico.
Per tradurre in azioni concrete i protocolli di protezione europei e le finalità del Santuario internazionale dei mammiferi marini, la referente sollecita un’immediata stretta contro le pratiche di pesca irregolare. Parallelamente, viene lanciata la proposta di istituire incentivi economici destinati ai pescatori professionisti che operano nella legalità: i fondi servirebbero per dotare i pescherecci di specifici dissuasori fisici o acustici, strumenti già disponibili sul mercato e in grado di abbattere drasticamente la percentuale di catture accidentali e intrappolamenti di cetacei e tartarughe.



