CECINA – Professore a 19 anni all’Istituto comprensivo Marco Polo di Cecina, sulla vicenda interviene la docente precedentemente incaricata su quel ruolo.
“Comprendo l’interesse mediatico per una storia – spiega la donna – che può apparire curiosa o simbolica, tuttavia ritengo necessario portare alla vostra attenzione un aspetto completamente assente nella narrazione proposta: le reali condizioni contrattuali e lavorative che rendono possibile — e allo stesso tempo profondamente problematico — questo tipo di situazioni”.
La vicenda era stata raccontata lo scorso 17 marzo su questo articolo del Corriere Livornese. Arriva dalla Sicilia, ha 19 anni e dall’11 marzo insegna grafica e comunicazione all’istituto di istruzione superiore Marco Polo di Cecina. È la storia di Emanuele Lettieri, originario di Noto, in provincia di Siracusa. A portare la vicenda all’attenzione pubblica è stata la madre, Corrada, attraverso una testimonianza raccolta dalla redazione di Orizzonte Scuola.
“Scrivo – racconta la donna – perché quell’incarico, a gennaio, era stato assegnato a me. Ho 38 anni e 20 anni di esperienza professionale nel settore della fotografia e della comunicazione. Sono stata infatti contattata dallo stesso istituto per la supplenza come ITP (insegnante tecnico-pratico) di grafica e comunicazione e ho preso servizio il 12 gennaio”.
“Mi è stato prospettato, in via ufficiosa, un incarico fino a giugno — circostanza che, di fatto, lasciava intendere la continuità della supplenza — ma senza alcuna formalizzazione scritta. Per quanto riguarda il compenso, mi è stata indicata solo una cifra approssimativa (circa 700 euro), mai confermata ufficialmente né definita in modo chiaro. Nonostante questo, mi sono trasferita dalla Campania alla Toscana nel giro di due giorni, sostenendo il costo di due affitti contemporaneamente, confidando nella serietà dell’istituzione e nella possibilità di svolgere un lavoro dignitoso.
“La realtà che ho trovato è stata molto diversa. I contratti venivano inseriti giornalmente, con pagamento su base oraria estremamente ridotta. Per dare un’idea concreta: lunedì, 2 ore di lezione: circa 8 euro lordi; mercoledì, 3 ore: circa 14 euro lordi; venerdì, 4 ore: circa 17 euro lordi. Parliamo quindi di circa 4 euro lordi all’ora, a fronte però di tutte le responsabilità di un docente: preparazione delle lezioni, programmazione didattica, gestione della classe, relazione con gli studenti”.
“Il primo pagamento tramite NoiPA è arrivato solo il 19 febbraio, quindi dopo oltre un mese dall’inizio del servizio. A questo si aggiungevano: totale assenza di indicazioni, mancanza di riferimenti reali, impossibilità di pianificare il lavoro, essendo i contratti frammentati e incerti, assenza di tutele reali (malattia inclusa). Nonostante ciò, mi è stato richiesto di strutturare lezioni di fotografia per studenti che, pur frequentando un istituto di grafica, non avevano mai affrontato la materia”.
“Ho continuato a lavorare fino al 4 marzo – prosegue la docente – per senso di responsabilità verso gli studenti con cui si era già creato un rapporto significativo e anche in considerazione degli impegni economici già assunti. Tuttavia, quando ho ricevuto i primi pagamenti e la conferma di quel salario, è diventato evidente che era economicamente impossibile sostenere quella posizione, soprattutto per un adulto con responsabilità e costi reali. Sono stata quindi costretta a lasciare“.
“Successivamente, ho riscontrato ulteriori criticità: contratti inseriti con estremo ritardo (alcuni risultano ancora in fase di registrazione), date discordanti rispetto a quelle che mi erano state comunicate e notevoli difficoltà nell’ottenere informazioni chiare. Tutto ciò ha avuto ripercussioni anche sull’aggiornamento delle graduatorie, che avevo già presentato sulla base delle date fornite dalla segreteria dell’istituto”.
“Alla luce di tutto questo, credo sia importante porre una domanda chiara: perché un incarico strutturato in questo modo può essere sostenuto solo da una persona di 19 anni? Non si tratta di un caso eccezionale o di un “traguardo”, ma del sintomo di un sistema che: rende il lavoro docente economicamente insostenibile, esclude professionisti con esperienza abbassa inevitabilmente la qualità della formazione. Un giovane può accettare queste condizioni per entusiasmo, inesperienza o mancanza di alternative. Un adulto, semplicemente, no“.
“E questo ha anche una conseguenza diretta: studenti che avrebbero diritto a una formazione solida e basata sull’esperienza pratica si trovano invece in un sistema che non garantisce né continuità né qualità. Sia chiaro, non è e non vuole essere una critica personale al giovane docente, a cui faccio i miei migliori auguri per una carriera prospera, ma una riflessione su un modello che viene raccontato come virtuoso, quando in realtà nasconde dinamiche profondamente problematiche. Raccontare solo l’aspetto ‘straordinario’ dell’età rischia di legittimare un sistema che non tutela né i lavoratori né gli studenti”.
“Ritengo che raccontare anche questo aspetto non sia solo opportuno, ma necessario per una rappresentazione completa e corretta della realtà scolastica attuale” conclude l’insegnante.



