Manovra, Sumai: “Dimenticati 18mila specialisti ambulatoriali, a rischio sanità territoriale”

(Adnkronos) – “Abbiamo letto con attenzione il disegno di legge di bilancio 2027-2029 e la sua Relazione tecnica. Il risultato è tanto semplice quanto grave: ancora una volta i 18 mila specialisti ambulatoriali convenzionati, i veterinari e i professionisti che operano con l’Accordo collettivo nazionale Sumai non esistono. Non sono mai citati. Nel testo non compaiono le parole ‘specialisti ambulatoriali’, ‘personale convenzionato’, ‘Accordo collettivo nazionale’. La specialistica ambulatoriale ricorre solo due volte, e sempre come tipologia di prestazione, mai come categoria di professionisti che quelle prestazioni le erogano ogni giorno negli ambulatori pubblici del Paese”. Così in una nota Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof, il sindacato di categoria maggiormente rappresentativo, commenta la manovra finanziaria. 

“Nonostante l’impegno del ministro della Salute Orazio Schillaci – aggiunge Magi – il Mef nella finanziaria ha previsto meno risorse di quelle richieste e, per la quarta volta in quattro anni, ha ignorato il contributo della specialistica ambulatoriale convenzionata interna: quei 18 mila professionisti che operano ai sensi del D.Lgs. 502/92. È una dimenticanza che pesa perché arriva nel momento in cui tutti, prima delle elezioni, a parole, dicono di voler rafforzare l’assistenza territoriale, ridurre le liste d’attesa e alleggerire i pronto soccorso”. 

La manovra – si legge nella nota – aumenta il fabbisogno sanitario nazionale di 2.365 milioni nel 2027. Vediamo dove vanno i fondi ‘mirati’: 500 milioni l’anno per aggiornare le tariffe dei ricoveri ospedalieri per acuti; 380 milioni per l’indennità di pronto soccorso del personale dipendente; 300 milioni per le prestazioni aggiuntive contro le liste d’attesa, riservati ai soli dipendenti del Ssn e non per i convenzionati; tre punti in più sul tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dai privati accreditati, per assorbire nuove tariffe che la stessa Relazione tecnica stima in 365 milioni l’anno; una Carta da 300 euro per gli over 75 da spendere in beni e prestazioni sanitarie. “Quindi ospedale, Pronto soccorso, Privato accreditato. Per la specialistica ambulatoriale pubblica a rapporto convenzionale, che è lo strumento più diretto e meno costoso per aumentare l’offerta pubblica e abbattere le attese, invece non è previsto nulla – riferisce la nota – . Non c’è un euro per il rinnovo delle convenzioni: gli oneri dell’Acn 2025-2027 vengono lasciati all’incremento indistinto del fondo o alla libera disponibilità delle Regioni, senza alcuna garanzia. Non un euro in più. E le due leve introdotte per il personale, prestazioni aggiuntive e indennità, escludono i convenzionati. A parità di funzione assistenziale, per professionisti che lavorano assieme, accanto uno all’altro, per la stessa identica attività esistono retribuzioni che hanno due pesi e due misure. Vergogna”.  

 

“Lo diciamo con chiarezza: senza gli specialisti ambulatoriali la riforma dell’assistenza territoriale resta sulla carta. Le Case della comunità, la presa in carico dei pazienti cronici, la diagnostica di primo livello, la continuità tra medico di famiglia e ospedale si reggono sul lavoro quotidiano di migliaia di specialisti che in silenzio e spirito di servizio garantiscono con fatica ed impegno quotidiano visite specialistiche ed esami strumentali, sul territorio, vicino a casa dei cittadini” aggiunge Magi. “Se il territorio non viene potenziato – avverte il segretario generale di Sumai Assoprof – il paziente non ha alternative: torna in Pronto soccorso, finisce in ospedale, oppure paga di tasca propria. È il paradosso di questa manovra: si finanziano gli effetti, ricoveri e accessi impropri al Pronto soccorso, e si dimentica la causa, cioè un territorio che non riesce a rispondere. Si spende di più per curare dopo, invece di investire per curare prima e meglio. Alla faccia della riforma sanitaria del territorio, del Pnrr e del Dm 77, con miliardi spesi per Case della comunità e Ospedali di comunità che rimangono e rimarranno vuoti senza personale”. 

“Gli specialisti ambulatoriali hanno sempre garantito il servizio, anche negli anni più difficili, senza mai far mancare la propria presenza ai cittadini. Ma la pazienza ha un limite. Se nel corso dell’esame parlamentare non arriveranno risposte chiare, il Sumai è pronto alla mobilitazione nazionale della categoria, in tutte le province, per difendere non soltanto il lavoro dei professionisti, ma il diritto dei cittadini a essere curati sul territorio, vicino a casa e senza attese infinite. Investire sulla specialistica ambulatoriale pubblica non è un costo: è la condizione perché il Servizio sanitario nazionale resti pubblico, universale e sostenibile”, conclude Magi.  

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