La Sagra del Totano, una storia lunga 26 anni

Dalla prima edizione del 2000 a oggi, Fabio Guidi e Marco Romano raccontano una sagra che ha contribuito alla crescita turistica di Capraia, favorendo l'unione della comunità

CAPRAIA ISOLA – Due fine settimana di festa, un’isola che torna a riempirsi fuori dalla stagione estiva e una tradizione che continua a richiamare visitatori e capraiesi che vivono lontano. Si è conclusa domenica 1° novembre la Sagra del Totano, una manifestazione nata nel 2000 per superare le divisioni tra gli abitanti e diventata, nel corso di 26 anni, un appuntamento importante per la vita sociale ed economica di Capraia.

A ripercorrerne le origini è Fabio Guidi, tra i fondatori della sagra, mentre Marco Romano, 32 anni, componente della Pro Loco, racconta l’edizione appena conclusa e il rapporto delle nuove generazioni con questa tradizione.

Dalla pesca del totano a una festa per tutta l’isola

La prima edizione si svolse nel dicembre del 2000, quando dieci cittadini, tra consiglieri comunali e residenti, costituirono il Comitato Sagra del Totano. Tra loro c’erano Guidi e Sonia Severi, allora consigliera comunale. L’idea nacque in un periodo di forti divisioni politiche, con l’obiettivo di creare, come spiega Guidi, uno “strumento sociale di unione tra cittadini”, coinvolgendo le diverse realtà dell’isola.

La scelta del totano venne quasi naturale. In autunno, quando la stagione turistica volgeva al termine, uscire a pescarlo era già una consuetudine per molti abitanti. “Andiamo a totani?” era un invito a ritrovarsi e trascorrere qualche ora insieme, e proprio da quell’espressione nacque il motto della manifestazione.

La prima sagra prevedeva una gara di pesca e, il giorno successivo, una festa durante la quale i totani pescati venivano cucinati dai volontari e offerti ai partecipanti. Arrivarono circa 250 persone, ma negli anni successivi l’affluenza aumentò fino a rendere necessario un cambiamento nell’organizzazione. Quando i partecipanti superarono le 500 persone, l’unico punto di ristoro non fu più sufficiente e nacquero gli stand dei singoli ristoranti, ciascuno con le proprie ricette.

La crescita della manifestazione ebbe conseguenze anche sull’economia locale. Come racconta Guidi, prima della nascita della sagra molte attività ricettive e commerciali chiudevano già a settembre. L’appuntamento autunnale contribuì invece a incentivare alberghi, ristoranti, bar e negozi a rimanere aperti fino ai primi di novembre.

“A Capraia l’estate finisce a novembre con la Sagra del Totano!“: è lo slogan che Guidi coniò per un servizio della Rai regionale nel 2008, sintetizzando il ruolo assunto dalla manifestazione nel prolungamento della stagione turistica.

Nelle edizioni di maggiore successo, secondo le ricostruzioni degli organizzatori, la sagra è arrivata a richiamare circa 1.500-2.000 persone, numeri significativi per un’isola la cui capacità di accoglienza dipende anche dai collegamenti marittimi e dalle condizioni meteorologiche.

Nel suo articolo dedicato all’impatto economico della manifestazione, Guidi arrivava a definirla “il miglior mezzo pubblicitario che Capraia abbia mai avuto“, evidenziando come il passaparola dei partecipanti avesse contribuito alla sua crescita anche in assenza di grandi campagne promozionali.

Fu proprio l’aumento della partecipazione a portare, negli anni, alla decisione di organizzare la manifestazione in due fine settimana anziché in uno soltanto.

L’edizione 2026

Quest’anno gli organizzatori hanno anticipato per la prima volta il primo appuntamento all’inizio di ottobre, dal 2 al 4, mantenendo il secondo tra il 31 ottobre e il 1° novembre. Negli ultimi anni, invece, entrambi i fine settimana si svolgevano nella parte conclusiva del mese.

Il bilancio della Pro Loco è positivo. “È stato veramente un successo perché era piena l’isola in entrambe le date“, racconta Romano. I due appuntamenti si sono svolti però in condizioni molto diverse: il primo con temperature ancora quasi estive, il secondo con un clima più autunnale e un vento che ha condizionato il programma.

Sabato non è stato possibile svolgere la tradizionale gara di pesca, mentre domenica molti visitatori hanno anticipato la partenza per il rischio di cancellazione della corsa serale del traghetto, che infatti non è stata effettuata.

La pesca è rimasta comunque protagonista grazie alle masterclass organizzate in entrambi i fine settimana. Un pescatore dell’isola, in collaborazione con uno sponsor, ha illustrato ai partecipanti iscritti attraverso la Pro Loco le tecniche utilizzate per pescare il totano, alternando le spiegazioni a prove pratiche dalla terraferma.

La Pro Loco vorrebbe inoltre rilanciare la partecipazione degli abitanti alla gara. “Negli ultimi anni la gara è stata portata avanti maggiormente dai turisti e meno dai capraiesi“, osserva Romano. Il nuovo direttivo, insediatosi a ottobre, intende quindi incoraggiare un maggiore coinvolgimento degli isolani nella competizione.

Una tradizione che unisce la comunità

Per molti capraiesi che si sono trasferiti altrove per lavoro o per studio, la sagra rappresenta un’occasione per tornare sull’isola e ritrovare amici e familiari. La manifestazione continua a essere molto sentita anche dai giovani, sebbene non sia sempre semplice coinvolgerli direttamente nell’organizzazione, oggi affidata alla Pro Loco.

“Non è facilissimo trovare il coinvolgimento dei giovani nella pratica attiva“, spiega Romano. Molti ragazzi lavorano, soprattutto nella ristorazione, e durante la sagra sono già impegnati nelle rispettive attività. Altri non riescono a dedicare il tempo necessario all’allestimento degli stand e alle operazioni organizzative.

Il legame con la pesca del totano, però, non si è interrotto. Romano ricorda quando, da bambino, si ritrovava con quattro o cinque coetanei sul molo dove attracca il traghetto per pescare insieme, prima di tornare a casa per cena. Un’abitudine che continua a esistere, anche se oggi coinvolge forse meno ragazzi rispetto al passato.

Per lui, che lavora come insegnante all’Isola d’Elba e non vive più quotidianamente a Capraia, partecipare alle attività della Pro Loco significa anche mantenere vivo il rapporto con la propria comunità.

“Significa veramente tanto sentirmi parte della comunità, anche se per il lavoro che faccio oggi non ci vivo più quotidianamente”, racconta Romano. A ripagare l’impegno organizzativo è anche la soddisfazione di vedere persone arrivare da ogni parte d’Italia per partecipare alla sagra, nata dall’iniziativa di pochi cittadini e diventata, in 26 anni, un appuntamento capace di richiamare visitatori ben oltre i confini dell’isola.

Crediti: Riccardo Orfei

© Riproduzione riservata

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