Rincari alimentari in Toscana, Coldiretti: spesa a 538 euro al mese e raddoppio del prezzo del pane in cinque anni

Fare la spesa costa sempre di più in Toscana, dove le famiglie affrontano rincari crescenti per l’acquisto di beni alimentari come pane, pasta, carne, pesce e verdure. Secondo i dati Istat elaborati da Coldiretti Toscana, la spesa mensile media si attesta a 538 euro, registrando un incremento di circa 232,44 euro su base annua, pari a una crescita del 3,7%.

Con questi valori, la regione si colloca al quindicesimo posto nella graduatoria nazionale, preceduta da territori come la Campania, in vetta con 646 euro mensili, e la Puglia, che registra il livello più basso con 443 euro, a fronte di una media italiana di 552 euro. L’analisi a cinque anni evidenzia una dinamica ancora più marcata, con un rincaro del carrello pari al 13,5% e un aggravio complessivo di circa 776 euro.

Tra i prodotti simbolo dell’aumento vi è il pane. Una pagnotta da un chilo, che cinque anni fa costava mediamente 2,2 euro, ha raggiunto i 4,4 euro al chilo a settembre 2026, secondo i rilevamenti dell’Osservatorio Nazionale dei Prezzi. A fronte di questo raddoppio al consumo, gli agricoltori toscani ricevono compensi stimati tra i 29 e i 30 euro al quintale, una cifra giudicata insufficiente a coprire i costi di produzione. Questi ultimi sono aumentati fino al 50% a causa dell’impatto dei conflitti internazionali, dei rincari di fertilizzanti e gasolio agricolo e della gestione dei cambiamenti climatici.

La situazione genera forti tensioni lungo la filiera, penalizzando contemporaneamente chi produce e chi acquista. Sulla questione è intervenuta la presidente di Coldiretti Toscana, Letizia Cesani: “Il dramma degli aumenti della spesa è il dramma degli agricoltori. I conti non tornano né per le famiglie né per chi produce. I cittadini pagano di più prodotti alimentari che agli agricoltori vengono riconosciuti prezzi sempre più bassi a fronte di costi sempre più alti”.

Per tutelare il reddito agricolo e garantire l’accesso a beni sicuri, l’associazione di categoria individua nella trasparenza lo strumento principale. Viene invocata l’introduzione obbligatoria dell’indicazione di origine, l’eliminazione dei codici doganali ritenuti ingannevoli e il rafforzamento dei controlli per proteggere la filiera di qualità.

REDAZIONE

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