Pierburg Livorno, Braccini (Fiom): “Nessun piano industriale, ora servono impegni vincolanti”

Dopo l’incontro al ministero con Rheinmetall e il fondo Aequita, il sindacato chiede garanzie su investimenti e occupazione. Nuovo tavolo il 30 novembre, domani le assemblee in fabbrica

LIVORNO – Nessun piano industriale per lo stabilimento Pierburg di Livorno. È l’esito dell’incontro di oggi (19 ottobre) al ministero delle Imprese e del Made in Italy, a cui hanno partecipato per la prima volta i vertici di Rheinmetall e i rappresentanti del fondo acquirente Aequita. A raccontarlo è Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Cgil di Livorno.

“Un rappresentante del settore Power Systems, il ramo automotive di Rheinmetall destinato alla cessione, ha illustrato un progetto ancora in una fase preliminare – spiega Braccini – Si tratta di un’ipotesi che richiederebbe tempi medio-lunghi di attuazione e investimenti specifici, sui quali non sono state fornite indicazioni chiare. Questi aspetti dovranno essere definiti attraverso ulteriori passaggi tra Rheinmetall e il fondo Aequita, prima del closing previsto entro la fine dell’anno. Ad oggi, però, non è stato presentato alcun piano industriale”.

Il sindacalista ricorda il peso della situazione sui lavoratori. “A Livorno siamo ormai al terzo anno di ammortizzatori sociali – sottolinea – Le lavoratrici e i lavoratori stanno pagando un prezzo altissimo a causa dell’incertezza e della mancanza di prospettive per il futuro dello stabilimento. I rappresentanti del fondo hanno illustrato il modello di business di Aequita. Da parte nostra abbiamo espresso tutte le riserve e le preoccupazioni maturate anche alla luce delle esperienze avute nei rapporti con i fondi di investimento”.

Per Braccini la responsabilità resta dell’azienda. “Torna in capo a Rheinmetall, che deve garantire un passaggio societario capace di tutelare concretamente il futuro industriale e occupazionale degli stabilimenti italiani – afferma – Nessuno ha imposto a Rheinmetall di vendere. Per questo chiediamo che agli stabilimenti italiani siano riconosciute le stesse condizioni concordate e formalizzate con il sindacato tedesco, attraverso garanzie stringenti, strumenti concreti di tutela e impegni vincolanti. Il tempo sta scadendo e non siamo più disposti ad accettare rassicurazioni prive di impegni verificabili”.

Le richieste sono precise. “Servono investimenti certi, con risorse e tempi definiti – elenca il segretario – volumi produttivi chiari e verificabili, garanzie occupazionali concrete e impegni vincolanti sul futuro industriale di tutti i siti coinvolti”.

Un nuovo incontro al ministero è fissato per il 30 novembre. “In quella sede l’azienda dovrà presentarsi con un piano industriale chiaro, dettagliato e verificabile – chiede Braccini – che dia risposte concrete alle preoccupazioni delle lavoratrici e dei lavoratori”. Domani (martedì 20 ottobre) si terranno intanto le assemblee con tutti i dipendenti dello stabilimento Pierburg di Livorno, per riferire gli esiti del confronto e assumere democraticamente le decisioni e le iniziative necessarie a far avanzare la vertenza.

“Il futuro dello stabilimento di Livorno e degli altri siti italiani – conclude il segretario – non può essere affidato a semplici promesse. Servono certezze, impegni formali e garanzie esigibili”.

© Riproduzione riservata

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