PIOMBINO – Bambina abusata a Piombino, condannati madre e compagno.
Nove anni di reclusione per l’uomo, otto per la donna. È la condanna inflitta dal gup di Firenze Alessandro Azzaroli a una donna originaria della Val di Cornia e al suo compagno, ritenuti responsabili di violenza sessuale sulla figlia minorenne della donna. La sentenza è arrivata al termine di un processo celebrato con rito abbreviato, richiesto da entrambi gli imputati.
Secondo la ricostruzione della Procura, gli abusi sulla bambina si sarebbero verificati alcuni mesi fa tra il territorio della Val di Cornia e il Nord Italia. Ai due imputati vengono contestate, oltre alla violenza sessuale su minore – aggravata dal concorso tra i due e dalla particolare età della vittima – anche la produzione e la detenzione di materiale pedopornografico. Si tratta di un reato autonomo, disciplinato dal codice penale, che punisce chi realizza, detiene o diffonde immagini e video che ritraggono minori in contesti sessualmente espliciti: la pena prevista è aggravata quando, come in questo caso, il materiale riguarda un minore di età particolarmente bassa o coinvolto direttamente da chi ne ha la responsabilità genitoriale.
Nel procedimento si è costituito parte civile il padre della bambina, assistito dall’avvocata Alessandra Marconi. La costituzione di parte civile consente al genitore non coinvolto nei fatti di partecipare al processo penale anche ai fini del risarcimento del danno subito dalla figlia, oltre che di quello personale.
Le indagini hanno portato all’arresto dell’uomo, poi condotto in carcere, e alla richiesta di rinvio a giudizio per entrambi gli imputati, avanzata dalla sostituta procuratrice Maura Ripamonti. L’udienza preliminare si è aperta lo scorso maggio davanti al gup Azzaroli. La difesa dell’uomo è stata affidata agli avvocati Simone Melina e Ilenia Monella, quella della donna a Gianmarco Romanini ed Elena Libone.
Sia l’uomo che la donna hanno scelto il rito abbreviato che consente di essere giudicati sulla base degli atti raccolti dalla pubblica accusa durante le indagini, senza dibattimento, a fronte di uno sconto di pena di un terzo in caso di condanna. All’udienza in cui è stata pronunciata la sentenza, l’imputato ha partecipato in videocollegamento dal carcere dove si trova recluso; la donna era presente in aula e ha depositato una dichiarazione scritta, senza prendere la parola. Nessuno dei due ha reso dichiarazioni spontanee davanti al giudice.
Accanto alla pena detentiva, il gup ha disposto nei confronti della donna la decadenza dalla responsabilità genitoriale e la revoca degli alimenti, oltre al divieto di avvicinarsi alla figlia, ad altri minori e a qualsiasi luogo abitualmente frequentato da bambini e adolescenti. Si tratta di misure accessorie previste in casi di questo tipo, finalizzate a tutelare la vittima anche dopo la sentenza.
La donna è stata inoltre condannata al pagamento di una provvisionale di 20mila euro in favore della parte civile: una somma liquidata in via anticipata rispetto alla quantificazione definitiva del danno, che sarà stabilita in separata sede civile e potrà comprendere anche il risarcimento del danno morale ed esistenziale subito dalla bambina.
L’uomo resta intanto detenuto in carcere. Il giudice avrà 90 giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza; da quel momento decorreranno 45 giorni entro cui le difese potranno presentare eventuale appello davanti alla Corte d’appello di Firenze.


