LIVORNO – Scontro prefettura-Comune, la Lega sta con Dionisi: “Livorno non è il giardino privato di Salvetti”
“Stigmatizziamo l’inaccettabile atteggiamento del sindaco Luca Salvetti al culmine di uno scontro istituzionale senza precedenti che si sta trasformando in una vera e propria e illegittima sfida alle leggi dello Stato”. La Lega interviene sulla polemica sul tema della sicurezza fra sindaco e prefetto, culminata con l’uscita di Salvetti e dei rappresentanti dell’ente dall’utimo comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza.
“L’abbandono del tavolo del Cosp (Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica) – dicono Carlo Ghiozzi, capogruppo e segretario provinciale e il segretario livornese Michele Gasparri – da parte del sindaco e della sua intera delegazione comunale è un atto di una gravità inaudita che contrasta frontalmente con il nostro impianto normativo. Ricordiamo a Salvetti che, ai sensi della legge 121/81, integrata dal decreto legislativo 279/99, il sindaco del comune capoluogo è un membro di diritto di questo organo collegiale. Tale qualifica non attribuisce una facoltà discrezionale o politica di partecipazione a seconda dell’umore del giorno, ma configura un preciso dovere d’ufficio connesso alla carica. Il dichiarato boicottaggio delle sedute viola apertamente il principio di leale collaborazione tra le amministrazioni dello Stato, sancito dagli articoli 5 e 120 della Costituzione”.
“Ancor più grave e patetico è il tentativo del primo cittadino di aizzare il corpo dei vigili urbani contro il prefetto Giancarlo Dionisi, strumentalizzando i lavoratori per fini politici – dicono Ghiozzi e Gasparri – Le richieste del prefetto erano chiaramente rivolte ad un affiancamento e rafforzamento dell’azione amministrativa e della giunta in sinergia all’imminente aumento dello sforzo delle altre forze di sicurezza chiedendo nelle zone calde di spaccio e degrado, nuove e restringenti ordinanze contro la vendita di alcolici, controlli e coordinamento, ma non certo una critica al valore degli agenti. Contestando l’autorità del prefetto di esprimere indirizzi sul controllo del territorio, Salvetti si pone in netto contrasto con il Tuel. La norma stabilisce che il sindaco, nell’esercizio delle sue funzioni di ufficiale di governo, concorre ad assicurare la cooperazione della polizia locale con le forze di polizia statali, sotto la direzione e il coordinamento del prefetto. Sebbene la Polizia Municipale dipenda gerarchicamente dal Comune, gli agenti con qualifica di pubblica sicurezza sono funzionalmente subordinati alle direttive dell’autorità statale. Rifiutare l’indirizzo prefettizio significa rompere illegittimamente la catena di comando nazionale”.
A“ssistiamo alla fiera dell’ipocrisia: prima, per il sindaco, i problemi di sicurezza erano solo una “diversa percezione” – proseguono – Poi, la colpa è diventata dei presunti mancati risultati del governo. Oggi che lo Stato agisce tramite il Prefetto, questo viene accusato di “fare politica”. La verità è che Salvetti sta tentando di realizzare una scissione istituzionale, agendo come se Livorno fosse una “repubblica nella repubblica” esente dalle leggi nazionali. Ma la Costituzione riserva allo Stato la legislazione esclusiva in materia di “ordine pubblico e sicurezza”. L’ente locale non può subordinare le funzioni statali alle proprie convenienze politiche. Questo corto circuito ricalca fedelmente quanto già denunciato dalla Lega nel caso di via Cambini, quando il sindaco tentò uno scavalcamento gerarchico ufficioso a Roma pur di ignorare le prescrizioni di massima sicurezza avanzate dalla prefettura. Al contrario, esprimiamo il nostro pieno plauso alla decisione del prefetto Dionisi di reintrodurre la misura straordinaria della ‘zona rossa’ in piazza Garibaldi e nelle vie limitrofe. Questo provvedimento ad alta intensità si è reso necessario proprio a causa del totale fallimento della giunta Salvetti. La pedonalizzazione dell’area, tanto sbandierata dal centrosinistra ma realizzata senza provvedere all’abbattimento delle vecchie baracchine, ha finito per favorire il degrado, facendo letteralmente decollare nuovamente le attività di spaccio e l’illegalità diffusa in tutta la zona”.
“Sconvolgente e fumosa, infine, la conferenza stampa convocata in Comune alla presenza del vicecomandante e del cosiddetto security manager – concludono Gasparri e Ghiozzi – Ricordiamo che quest’ultima è una figura istituzionale non prevista dalle norme, ma una semplice invenzione del Sindaco. Sentir dichiarare pubblicamente da questo consulente di aver mappato i luoghi di spaccio a Borgo Cappuccini e in Venezia grazie alle segnalazioni dei residenti, situazioni che sembrerebbero tuttavia non essere state formalmente denunciate alla procura, è un fatto inaudito. Pensare di agire in modo scollegato e parallelo rispetto agli organi inquirenti dello Stato è di una gravità senza precedenti. L’ordinamento italiano non ammette stalli causati dall’ostruzionismo ideologico. Per questo motivo stiamo seriamente valutando di chiedere un’ispezione ministeriale urgente. Se il sindaco persisterà nel rifiuto di collaborare, ricorderemo al ministero dell’interno la possibilità di emanare specifici atti di indirizzo, così come la facoltà del prefetto di attivare i poteri sostitutivi diretti previsti dalla legge per disporre d’ufficio le misure necessarie a tutela della pubblica incolumità. Livorno non è il giardino privato di Salvetti, ma una città dello Stato italiano“.


