Olio d’oliva, attivato il nuovo laboratorio dell’Agenzia delle Dogane per i controlli in Toscana

Un nuovo strumento per contrastare le frodi alimentari e certificare la qualità dell’olio d’oliva fa il suo esordio sul territorio. Alla Camera di Commercio della Maremma e del Tirreno è stato presentato il nuovo laboratorio di ‘panel test’ dell’Agenzia delle Dogane, una struttura operativa per la Toscana e l’Umbria. L’obiettivo principale è la valutazione sensoriale degli oli vergini per individuarne pregi e difetti, garantendo così una corretta classificazione commerciale a tutela dei consumatori e degli agricoltori.

L’attivazione del polo di analisi risponde a una precisa dinamica economica. Secondo le analisi elaborate da Coldiretti Toscana su base Istat, negli ultimi cinque anni le importazioni di olio dall’estero sono aumentate del 62%, con incrementi del 60% dalla Spagna e dalla Tunisia e del 134% dalla Grecia. In questo scenario, il porto di Livorno rappresenta uno snodo logistico cruciale per l’ingresso dei carichi destinati all’industria olearia e ai trasformatori di tutta la Penisola, rendendo indispensabili verifiche puntuali su provenienza e conformità della merce sbarcata.

“L’avvio dell’attività del laboratorio del panel test per l’olio di oliva rappresenta un risultato importante per un comparto strategico come l’agricoltura ma lo è anche per i cittadini”, ha dichiarato la presidente regionale di Coldiretti, Letizia Cesani. La necessità di difendere il prodotto locale passa in particolare dalla tutela delle denominazioni, che in Toscana contano un marchio IGP e quattro DOP. “Dobbiamo impedire che prodotti di diversa origine e qualità possano essere confusi agli occhi del consumatore e che l’immagine dell’extravergine italiano venga utilizzata impropriamente per commercializzare oli che non ne possiedono le caratteristiche dichiarate”, ha precisato Cesani.

Il settore olivicolo attraversa attualmente una fase complessa, condizionata dai cambiamenti climatici, dall’aumento dei costi operativi e dalla pressione delle importazioni di bassa fascia che incidono negativamente sulle quotazioni delle produzioni italiane. “Il problema nasce quando il prezzo diventa l’unico criterio di scelta, quando la qualità dichiarata non corrisponde a quella effettiva e quando mancano controlli adeguati a garantire la correttezza delle informazioni fornite al mercato”, ha aggiunto la presidente. Da qui la richiesta di un impegno ulteriore sul fronte delle verifiche, affiancando l’esame organolettico alle analisi chimico-fisiche e alla tracciabilità di filiera: “Dobbiamo rafforzare la rete dei controlli e dotarla di strumenti adeguati a contrastare le frodi, le pratiche sleali e le manipolazioni che danneggiano tanto i produttori quanto i consumatori”.

REDAZIONE

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