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Tornelli ai bagni, la protesta diventa nazionale: Livorno al centro della battaglia per il mare libero

Dopo i video negli stabilimenti cittadini, i Radicali lanciano una raccolta firme e chiamano in causa Comune e Regione. L’amministrazione assicura che le situazioni contestate sono state regolarizzate, ma resta aperta la questione dell’accessibilità effettiva alla battigia

LIVORNO – Dai video realizzati davanti agli stabilimenti balneari alla raccolta firme nazionale. La polemica sui tornelli dei bagni livornesi compie un ulteriore salto di livello e riporta al centro del dibattito il confine tra l’attività economica svolta dai concessionari e il diritto dei cittadini di raggiungere liberamente il mare.

Matteo Hallissey, presidente di +Europa e dei Radicali Italiani, insieme a Ivan Grieco di Pulp Podcast, ha lanciato la petizione Basta tornelli! (firma qui), rivolta alla Regione Toscana e al Comune di Livorno. L’iniziativa arriva dopo i filmati realizzati in alcuni stabilimenti cittadini, nei quali i promotori hanno contestato le modalità previste per entrare senza acquistare il biglietto o utilizzare i servizi a pagamento.

Secondo Hallissey, nonostante le denunce delle ultime settimane, a Livorno sarebbero ancora presenti ostacoli capaci di rendere difficile o poco evidente l’accesso gratuito alla battigia. La petizione chiede la rimozione dei tornelli che impediscono o scoraggiano il passaggio, percorsi gratuiti chiaramente individuabili, una segnaletica uniforme e un numero maggiore di varchi pubblici verso il mare.

Il principio richiamato è quello previsto dalla normativa nazionale: i titolari delle concessioni devono consentire il libero e gratuito accesso e transito per raggiungere la battigia, anche ai fini della balneazione. Questo diritto non comprende, naturalmente, l’utilizzo gratuito di cabine, ombrelloni, lettini e degli altri servizi offerti dallo stabilimento.

Il punto, dunque, non è la semplice presenza materiale di un tornello, ma il modo in cui viene gestito. Una barriera utilizzata per controllare gli abbonamenti può essere compatibile con l’attività dello stabilimento soltanto se non impedisce, direttamente o indirettamente, il passaggio di chi intende esclusivamente raggiungere il mare. Il percorso gratuito deve essere reale, dignitoso, facilmente riconoscibile e non subordinato all’acquisto di un servizio.

Il Comune di Livorno ha respinto le accuse più dure. L’assessora al demanio Viola Ferroni ha precisato che uno dei video diffusi dai promotori era stato registrato alcune settimane prima della sua pubblicazione e che, dopo le verifiche, le situazioni contestate sarebbero state ricondotte al rispetto delle regole. L’amministrazione ha inoltre definito strumentale la rappresentazione di una città nella quale l’accesso al mare sarebbe sistematicamente negato.
Le rassicurazioni di Palazzo civico, tuttavia, non sembrano aver chiuso il caso. La nuova petizione sposta infatti il confronto dalle singole contestazioni a una questione più ampia: come può un cittadino sapere, prima di arrivare davanti a un tornello, dove passare e quali diritti esercitare? E quali controlli vengono effettuati affinché le indicazioni siano uniformi in tutti gli stabilimenti?

È proprio su questo terreno che Comune e Regione sono chiamati a fornire risposte verificabili. Non basta intervenire dopo la pubblicazione di un video: occorrono regole facilmente comprensibili, cartelli visibili, percorsi adeguati e una mappatura pubblica degli accessi gratuiti. Strumenti che tutelerebbero i cittadini e, allo stesso tempo, eviterebbero che i gestori rispettosi della normativa vengano coinvolti in accuse generalizzate.

La vicenda livornese ha ormai superato i confini cittadini, raggiungendo trasmissioni televisive e testate nazionali. Quello che poteva apparire come uno scontro estivo davanti all’ingresso di alcuni bagni è diventato un confronto politico sul futuro delle concessioni e sul rapporto tra interesse pubblico e gestione privata del demanio marittimo.

La petizione prova ora a trasformare la visibilità ottenuta sui social in pressione istituzionale. Spetterà al Comune di Livorno e alla Regione Toscana dimostrare, attraverso controlli e indicazioni pubbliche, che lungo la costa il diritto di raggiungere il mare non è soltanto riconosciuto sulla carta, ma può essere esercitato concretamente da tutti.

© Riproduzione riservata

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