Orti urbani, la Lipu chiede lo stop al’ingresso dei mezzi pesanti per tutelare l’area come oasi per i volatili

Il responsabile nazionale dell'ecologia urbana Dinetti: "Livorno non ha bisogno di altro cemento sui terreni liberi, e di ulteriore consumo di suolo"

LIVORNO – Netti rilievi e ferme perplessità da parte della Lipu (Lega italiana protezione uccelli) in merito ai progetti di intervento edilizio e riqualificazione previsti sull’area degli Orti di via Goito a Livorno. Attraverso una formale lettera aperta firmata da Marco Dinetti, responsabile nazionale dell’ecologia urbana dell’associazione ambientalista, e indirizzata al Comune di Livorno e all’impresa costruttrice Frangerini, la Lipu chiede di fermare l’ingresso dei mezzi pesanti e di tutelare l’area come oasi urbana e patrimonio ecologico della città.

L’associazione delinea il valore primario di un’area verde spontanea di sei ettari scampata ai decenni di espansione edilizia cittadina, evidenziando il ruolo naturale che il sito esercita nella mitigazione ambientale e nella gestione delle acque piovane.

“Innanzi tutto, tendiamo a sottolineare il nostro ruolo di ‘avvocati difensori’ di quelle tante forme di vita che abitano sul Pianeta Terra da molto prima degli esseri umani — premette Marco Dinetti, responsabile nazionale ecologia urbana Lipu —. Entrando nel merito della gestione degli ecosistemi urbani, con particolare riferimento al terreno noto come Orti di via Goito a Livorno, nessuno di noi vuole lasciare tutto com’è. Appare evidente che nel caso in oggetto ci troviamo in città, e quindi occorre una gestione adeguata. Ma un conto è entrare in un terreno con mezzi pesanti, un altro è fare interventi limitati e puntuali, con approcci soft e sotto la guida di esperti naturalisti. Al momento non abbiamo riscontri di cantieri che esprimano una sensibilità e un’attenzione verso gli aspetti ecologici e naturalistici che possano fungere come esempi e buone pratiche. Questo ci lascia con non poche perplessità”.

La nota sottolinea come la tutela del suolo permeabile debba prevalere rispetto alla realizzazione di nuove cubature o progetti di rigenerazione convenzionale, richiamando la normativa nazionale ed europea in materia di ripristino della natura.

“Livorno non ha bisogno di altro cemento sui terreni liberi, e di ulteriore consumo di suolo — si legge nel documento redatto da Dinetti —. Ben vengano quindi le attività edilizie, ma come recupero di aree già impermeabilizzate e di miglioramento e restauro di edifici già esistenti. Che gli edifici vengano costruiti seguendo i più moderni accorgimenti ecologici è opportuno e ci fa molto piacere. Ma tutto questo non va attuato nei terreni ancora aperti, permeabili e ricchi di biodiversità. Oggi esistono leggi europee e nazionali che lo prescrivono, a cominciare dalla Nature Restoration Law e dal decreto legislativo 80/2026. Presso gli Orti di via Goito il parco esiste già. In questo contesto non serve ripartire da zero, e neppure riqualificare o rigenerare. Con i suoi sei ettari circa, il terreno degli Orti di via Goito è l’ultima testimonianza significativa dell’ambiente preesistente all’urbanizzazione. Un autentico monumento ecologico”.

L’esponente ambientalista solleva inoltre fortissime perplessità sulla fattibilità tecnica e agronomica della proposta di compensazione ambientale ventilata per la zona della Rotonda.

“Questo terreno ha bisogno soltanto di una cosa: di essere lasciato in pace — evidenzia il rappresentante della Lipu —. Di essere preservato sostanzialmente nel suo assetto attuale, come verde informale, gestito con criteri ecologici per potenziare la biodiversità e assicurare una fruizione pubblica sostenibile. Infine, abbiamo letto di una proposta per compensare questa operazione urbanistica, realizzando un “bosco” nella zona della Rotonda. Ma qualcuno si è preoccupato di consultare un esperto in materia, ad esempio un botanico, un ecologo, un agronomo, un paesaggista, per verificarne la fattibilità? Parliamo di un terreno asfaltato e artificializzato da decenni. E poi ci troviamo di fronte al mare, con una esposizione pienamente soggetta ai forti venti di libeccio. Non proprio il contesto adatto per far sviluppare un bosco”.

La lettera si conclude con un appello diretto alle istituzioni locali e alla cittadinanza per la salvaguardia definitiva dell’habitat naturale.

“Signor sindaco, dottor Frangerini, quale più bel regalo per la città e il suo ambiente sarebbe il dare vita, formalmente, all’Oasi urbana degli Orti di via Goito? — conclude Marco Dinetti nella sua nota alla giunta e alla proprietà —. A maggior ragione, nel decennale della tragica alluvione che seminò danni e vittime, anche a breve distanza da questo terreno. Alluvioni i cui effetti devastanti sono notoriamente amplificati proprio dalla cementificazione del territorio. Vi salutiamo con la speranza che gli usignoli possa tornare la prossima primavera, ritrovando la propria casa e non le ruspe”.

© Riproduzione riservata

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