PORTOFERRAIO – Dopo il nuovo nubifragio all’Elba, Legambiente Arcipelago Toscano parla di ‘lacrime di coccodrillo’ e chiede un cambio di rotta nella gestione del territorio. “All’isola d’Elba le lacrime di coccodrillo sparse sulla nuova e ormai abituale emergenza climatica – affermano – rischiano di far tracimare ancora di più fossi e torrenti”.
L’associazione richiama le proprie denunce. “Ancora una volta, se si guardano le mappe delle esondazioni e degli allagamenti, si possono sovrapporre in gran parte alle denunce e alle osservazioni ai Piani strutturali, quasi sempre ignorate, fatte da Legambiente negli ultimi 40 anni – sottolineano – Su quella mappa compaiono fossi tombati, spostati, ristretti, i segni di un reticolo minore cancellato, di un territorio asfaltato e cementificato, reso rigido anche dove non era necessario, abbandonato mentre aveva necessità di cura. Su quella carta del disastro diffuso compaiono opere pubbliche e private inutili e mal fatte, oppure non costantemente manutenute, e la fotografia di amministratori che hanno continuato a programmare il territorio come se il cambiamento climatico non esistesse, come se il disastro climatico avrebbe evitato di colpire l’Elba”.
Il giudizio è articolato. “Certo, alcune sono scelte del passato e delle quali quasi tutti gli attuali amministratori dei comuni elbani non portano la colpa – precisano – ma continuare con questo modello di sviluppo, senza tener conto che sta diventando ogni giorno più pericoloso, non è più socialmente, economicamente e ambientalmente sostenibile. Da questa situazione di emergenza continua, di paura ogni volta che piove, se ne esce solo con la nuova consapevolezza che l’Elba è al centro del disastro climatico che sta sconvolgendo il Mediterraneo. Se ne esce con un progetto di cura, ripristino e buona urbanistica, che alleggerisca il territorio invece di appesantirlo, che tratti l’acqua come risorsa preziosa a cui dare lo spazio che aveva, che ripensi in maniera unitaria come dobbiamo vivere in questa magnifica isola al tempo delle bombe d’acqua e delle ondate di caldo”.
L’associazione ricorda un precedente appello. “A febbraio Legambiente scriveva – ricordano – è triste ma purtroppo facile prevedere che il lontano giorno in cui i nostri amministratori cominceranno forse a capire che il problema relativo alle alluvioni, alle frane e agli smottamenti, all’impermeabilizzazione del suolo e all’erosione delle spiagge è comune a tutta l’isola e richiede un tavolo tecnico unico e il coordinamento e l’unità d’intenti di tutte le sue amministrazioni, sia locali che regionali, sarà quello successivo ad altre circostanze, più gravi di quelle attuali e sempre più emergenziali, verso le quali non si è voluto attuare la necessaria prevenzione, che è soprattutto pianificazione del territorio, anche con un piano di adattamento climatico insulare, quando si sarebbe ancora potuto e dovuto farlo”.
Legambiente apprezza che qualcuno si muova. “È consolante che finalmente qualche forza politica ci stia pensando, e a volte ripensando – osservano – Le soluzioni, dalle città spugna alla rinaturalizzazione, alla bioingegneria, alle energie rinnovabili e ai trasporti pubblici sostenibili ed efficienti, ci sono. Ma l’adattamento non basta, bisogna cambiare il modo di guardare il territorio insulare e il suo futuro”.
La chiusura è netta. “Continuare con il business as usual e il negazionismo climatico è stupidamente autolesionista – concludono – ma per cambiare passo occorre una politica coraggiosa e visionaria: non bastano le lacrime di coccodrillo”.



