LIVORNO – Una lapide di marmo al Cimitero della Purificazione custodisce una storia che attraversa Livorno, l’Atlantico e gli anni più drammatici della Seconda guerra mondiale.
È la tomba di Salvatore Todaro, capitano di corvetta della Regia Marina, decorato alla memoria con la Medaglia d’Oro al Valor Militare e ricordato soprattutto per una scelta compiuta nell’ottobre del 1940: dopo aver affondato una nave nemica, mise a rischio il proprio sommergibile per salvare i marinai che viaggiavano a bordo.
Todaro era nato a Messina il 16 settembre 1908, ma il rapporto con Livorno iniziò molto presto. Il 18 ottobre 1923 entrò come allievo all’Accademia Navale, dove completò la propria formazione fino alla nomina a guardiamarina nel 1927.
A Livorno costruì anche una parte della propria vita privata. Nel 1933 sposò la livornese Rina Anichini e la città rimase legata alla sua famiglia anche dopo la morte. Le sue spoglie riposano oggi al Cimitero della Purificazione, in via dell’Ardenza.
Il Cappellini e il piroscafo Kabalo
L’episodio che consegnò Todaro alla storia avvenne nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 1940.
Todaro comandava il sommergibile oceanico Alfredo Cappellini, impegnato nell’Atlantico. Il battello italiano intercettò il piroscafo belga Kabalo, requisito dalla Marina britannica e armato. Dopo lo scontro il mercantile venne affondato.
A quel punto il comandante italiano si trovò davanti a una scelta che andava oltre l’azione militare. In mezzo all’Atlantico furono individuati prima alcuni uomini in mare e poi una scialuppa con i superstiti. Erano 26 marinai, lontanissimi dalla costa e con poche possibilità di raggiungere autonomamente terra. Todaro decise di soccorrerli. Il Cappellini iniziò a rimorchiare la scialuppa verso le Azzorre. Quando le condizioni resero impossibile proseguire in quel modo, i naufraghi furono fatti salire direttamente a bordo del sommergibile, nonostante gli spazi ridottissimi e i rischi militari dell’operazione. Il 19 ottobre furono sbarcati sani e salvi sull’isola di Santa Maria, nelle Azzorre.
Una scelta che suscitò discussioni anche tra i comandi militari perché il sommergibile, impegnato in guerra, aveva esposto sé stesso e l’equipaggio a un rischio ulteriore per salvare uomini che fino a poche ore prima appartenevano alla parte avversaria.
L’episodio è diventato uno dei più conosciuti della storia dei sommergibilisti italiani.
La morte nel 1942
Dopo l’esperienza sul Cappellini, Todaro passò alla X Flottiglia MAS e partecipò a operazioni nel Mar Nero e nel Mediterraneo.
Morì il 14 dicembre 1942, a La Galite, al largo della Tunisia, durante un attacco aereo contro la nave appoggio Cefalo sulla quale si trovava imbarcato. Aveva 34 anni.
Il 28 maggio 1943 gli venne conferita alla memoria la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel corso della carriera aveva ricevuto anche tre Medaglie d’Argento e due di Bronzo al Valor Militare.
Quella targa sulla tomba
Sulla sepoltura livornese è presente anche una targa che ricorda il rapporto nato tra Todaro, il suo equipaggio e gli uomini che aveva salvato.
Nel dicembre del 1972, trent’anni dopo la sua morte, davanti alla tomba alla Purificazione si ritrovarono marinai legati al sommergibile Cappellini e anche rappresentanti dei superstiti del Kabalo, venuti a rendere omaggio all’uomo che, pur essendo il comandante della nave che li aveva combattuti, aveva poi deciso di salvarli.
È probabilmente questo l’elemento che rende ancora oggi quella semplice sepoltura particolarmente significativa. Non ricorda soltanto un ufficiale decorato per le proprie azioni militari, ma anche un episodio nel quale, nel pieno di una guerra, il dovere del soccorso prevalse sulla distinzione tra amici e nemici.
Una storia tornata anche al cinema
La figura di Todaro è tornata all’attenzione nazionale nel 2023 con Comandante, il film diretto da Edoardo De Angelis e interpretato da Pierfrancesco Favino, scelto per aprire l’80esima Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Il film ricostruisce proprio la vicenda del Cappellini e del salvataggio dei naufraghi del Kabalo. Per Livorno, però, Todaro non è soltanto una figura raccontata dal cinema. È un ufficiale formatosi all’Accademia Navale, un uomo che qui costruì parte della propria famiglia e che oggi riposa a pochi chilometri dal luogo dove aveva iniziato la carriera nella Marina.
Al Cimitero della Purificazione, quella tomba racconta così una pagina di storia italiana e ricorda una scelta compiuta in guerra che continua a essere ricordata soprattutto per il suo significato umano: salvare chi era diventato, fino a pochi istanti prima, il nemico.


