Prof accoltellata: “Io triturata sui social, sono in pace con la mia coscienza”

(Adnkronos) – “Io sono stata davvero triturata sui social, evidentemente perché non mi è stata concessa la libertà di avere una pagina Facebook con dei post o qualche piccola dichiarazione che ha disturbato una parte dell’utenza”. Così Isabella Marsilio, la professoressa accoltellata venerdì scorso da uno studente della scuola media Giovanni Verga di Roma, intervistata a ‘Verità nascoste’, il programma condotto da Milo Infante in onda questa sera, 22 settembre, in prima serata su Retequattro. 

Il tema riguarda le ragioni per cui la docente è passata, nel giro di poche ore, da vittima a carnefice. “Devo dire che mi sento molto in pace con la mia coscienza – spiega – Non credo di dovermi rimproverare assolutamente nulla, né dal punto di vista professionale né da quello personale”. Del resto, “ho dichiarato da più parti che ho perdonato e che perdono il ragazzo. Questo però mi costringe anche a dire che, dopo quanto accaduto, il ragazzo non va lasciato solo”.  

Proprio riferendosi al 13enne aggiunge: “A quel ragazzo vorrei dire: ‘Non avere paura di tornare davanti a me, gli direi ‘cercami, vieni a trovarmi. Da me non potrai avere altro che una parola di conforto e il dispiacere per aver visto quante brutte cose avevi dentro'”. Quanto alla sua famiglia, “direi naturalmente: ‘Dovete prendere piena e profonda coscienza di ciò che vostro figlio ha saputo mettere in atto’. Mentre a chi mi ha condannata trasformandomi nella carnefice della situazione non voglio dire altro”. In fondo, “tutto quell’odio che mi hanno riversato addosso non c’entrava assolutamente nulla con quanto era accaduto. Non aveva alcun collegamento con l’aggressione che ho subito”. 

Alla domanda se abbia avuto paura di essere colpita mortalmente, poi, risponde: “Se quell’altro alunno non fosse intervenuto, non so, forse avrebbe potuto anche colpirmi ancora”. Aggiungendo poi di conoscere il 13enne da tempo e di aver percepito un cambiamento nel suo comportamento, negli ultimi tempi: “Un piccolo cambiamento l’ho notato lo scorso anno, in seconda media. Ho avuto modo di convocare la famiglia, erano abbastanza consapevoli di qualche piccolo malessere che il ragazzo poteva nutrire e coltivare dentro di sé”.  

Pensando infine al ragazzo che ha bloccato l’aggressore e che probabilmente ha fatto in modo che le cose non andassero peggio, dice: “Devo molto a quel ragazzo e appena lo incontrerò gli darò un abbraccio con tutto il mio affetto e la mia gratitudine perché è vero: probabilmente, se non fosse intervenuto, l’epilogo sarebbe stato sicuramente un altro”. E aggiunge: “Vorrei spendere due parole su questo ragazzo perché tutta l’aggressione verbale che ho ricevuto sui social, relativamente alla mia pagina Facebook, per cui sono stata accusata di remigrazione, non c’entrava nulla con quanto era accaduto. Ecco, quanto fatto da quel ragazzo è la dimostrazione concreta di come potrebbe cadere qualunque tipo di resistenza verso il concetto di immigrazione”.  

Che poi, conclude, “ho anche letto, in tutto ciò che ho dichiarato in questi giorni, che avrei detto anche con testuali parole che ‘se questo ragazzo congolese non fosse stato regolare nel nostro Paese, non sarebbe stato un mio alunno’. Vorrei smentire queste parole, davvero crudeli, che non rispondono assolutamente a ciò che è il mio pensiero”. 

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