Legge elettorale, Dario Parrini: “Meloni ha detto no a preferenze vere ripiegando su preferenze finte per pochissimi eletti”

Legge elettorale, giovedì 10 settembre il via libera del Senato alle preferenze con capolista bloccato.

Bocciando il centrodestra l’emendamento a prima firma Dario Parrini, PD, vicepresidente commissione Affari costituzionali, con voto di preferenza senza capolista bloccato.

Venerdì 11 settembre il Senato ha approvato, tra le proteste dell’opposizione, l’emendamento alla legge elettorale a prima firma Antonella Zedda di FdI che prevede di portare a un minimo di 6000 firme quelle necessarie per la presentazione alle elezioni delle liste dei partiti attualmente non presenti in Parlamento.

Dario Parrini, senatore toscano, ex sindaco di Vinci: “È una legge truffa. L’obiettivo di fondo che ha guidato la destra è palese: ridurre le elezioni a uno strumento per conferire una delega in bianco quinquennale a un capo. Non si può, con una legge ordinaria, compromettere l’equilibrio di forza e di potere tra Parlamento, Presidente della Repubblica e Governo su cui la nostra Costituzione si fonda.
Questi aggiramenti della Costituzione sono deleteri”.

Parrini sulle firme: “Con una macroscopica violazione dei principi democratici, d’improvviso la maggioranza ha aumentato di quattro volte il numero di firme da raccogliere per presentare una lista alle elezioni. Vale a dire che per partecipare alle elezioni occorrerà disporre di una quantità di sottoscrizioni, circa 300 mila, pari a 1% dei voti validi espressi dagli elettori. È una cosa spropositata e fuori dal mondo. Non è una norma contro la frammentazione. È una norma contro ogni logica e ragionevolezza, palesemente incostituzionale. Da parte della maggioranza è l’ennesimo inaccettabile atto di prepotenza”.

Questione preferenze, Parrini: “Come volevasi dimostrare, Giorgia Meloni non sa cos’è la coerenza.
In Senato un’iniziativa unitaria delle opposizioni ha mandato in tilt per ore e ore un centrodestra diviso come non mai.
FdI ha sfrontatamente bocciato una proposta a mia prima firma dopo averne sostenuta una nella sostanza uguale pochi mesi fa alla Camera.
Ha detto no alle preferenze vere, cioè per tutti, ripiegando sulle preferenze finte. Finte perché varranno per pochissimi eletti.
E lo ha fatto dopo averci per anni somministrato prediche sulle preferenze vere come strumento per tutelare la sovranità popolare e la libertà di scelta dei cittadini. Come la cancellazione delle accise, le preferenze sono state gettate nel bidone delle promesse tradite. L’underdog non c’è più. Al suo posto c’è un’artista del galleggiamento passata in un baleno dal mito del “tirare dritto” alla filosofia del “tirare a campare. Un’ex coraggiosa che, quando l’asticella si alza, rinuncia a saltare”.

 

 

CINZIA GORLA

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