(Adnkronos) – Uno studio condotto dall’Istituto Nazionale di Astrofisica e pubblicato sulla rivista Nature Astronomy nell’ambito del progetto CARMA ha identificato le tracce di una collisione galattica avvenuta circa due miliardi di anni dopo il Big Bang nelle regioni più interne della Via Lattea. L’evento anticipa di circa 1,8 miliardi di anni l’impatto con Gaia-Enceladus, finora considerato il primo grande evento di fusione documentato nella storia della Galassia. Per ricostruire la sequenza degli eventi, i ricercatori hanno impiegato gli ammassi globulari come indicatori, sviluppando un metodo di misurazione basato sui dati del telescopio spaziale Hubble che consente di determinarne l’età e la composizione chimica con un elevato margine di precisione. Â
L’ammasso globulare NGC 6397, ripreso dal telescopio spaziale Euclid, si trova a circa 7.800 anni luce dalla Terra ed è tra i più antichi della Via Lattea. Le sue centinaia di migliaia di stelle contengono informazioni fondamentali sull’evoluzione galattica: se al centro i corpi più luminosi offuscano quelli deboli, nelle regioni periferiche le stelle meno massicce conservano le tracce delle prime interazioni della nostra Galassia.
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Crediti: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, elaborazione immagini di J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi
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Davide Massari, ricercatore dell’INAF e primo autore della pubblicazione, ha spiegato: “Siamo partiti dall’ambizione di ricostruire la storia di assemblaggio della Via Lattea, cioè tutti gli eventi di fusione galattica che l’hanno portata al suo aspetto attuale. Come traccianti abbiamo usato gli ammassi globulari: soprattutto nelle zone interne della galassia, dove l’estinzione è altissima, sono gli unici oggetti per cui possiamo ottenere misure eccellenti sia del movimento orbitale sia dell’età ”. Â
L’analisi della popolazione degli ammassi evidenzia tre sequenze distinte correlate rispettivamente alla Via Lattea originaria, all’impatto con Gaia-Enceladus e a una terza componente intermedia riconducibile al nuovo evento, definito Low-energy-Kraken-Heracles. Â
Cristiano Fanelli dell’INAF, co-autore dello studio, ha dichiarato: “L’analisi statistica indica proprio nello scenario a tre progenitori quello di gran lunga più probabile”. La galassia inglobata presentava una massa stellare stimata in circa mezzo miliardo di masse solari e ha distribuito la maggior parte del proprio materiale all’interno di un raggio di 20mila anni luce dal centro galattico, rappresentando una fase chiave nello sviluppo strutturale dell’encefalo stellare. Â
“Questo lavoro ci dice cos’è successo alla Via Lattea nella sua infanzia; porta infatti alla luce un evento particolarmente rilevante che ha influenzato l’intera evoluzione successiva della galassia: se una delle grandi domande dell’umanità è ‘da dove veniamo?’, ha affermato Chiara Zerbinati dell’Università degli Studi di Bologna,
“noi offriamo almeno un tassello della risposta”. Â
La denominazione attribuita alla struttura richiama la sintesi dei precedenti studi teorici dedicati all’ipotesi di questa antica fusione, come ricordato in conclusione da Massari: “Il percorso verso la pubblicazione è stato lungo e articolato, tanto che il nome dell’evento di fusione è cambiato più volte: quello definitivo, Low-energy-Kraken-Heracles (LKH), è un acronimo che rende omaggio ai tre lavori che, per primi, avevano ipotizzato l’esistenza di questo antico incontro galattico”.Â
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Immagine di cover: Circa 12 miliardi di anni fa, una galassia nana nota come LKH si scontrò con la giovane Via Lattea e si fuse con essa. Questa rappresentazione artistica raffigura quella collisione, avvenuta nell’arco di milioni di anni. Studiando gli ammassi globulari, il telescopio spaziale Hubble della NASA ha trovato prove definitive di questo antico scontro. Crediti: NASA, ESA, Joseph Olmsted (STScI).Â
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